Idee Sommerse

Il burattinaio

Kalin attende nascosto all’esterno del castello che il Vescovo esca, ma Riprando non lascia le sue stanze.

Leif e Simon rimangono sul luogo del delitto per proseguire nelle indagini ed attendere l’arrivo delle autorita’.

Fynk e Galen si recano in biblioteca per effettuare ulteriori ricerche sul simbolo visto in sogno. Scoprono che per eseguire un rituale di evocazione servono diversi elementi, tra cui pinpicchio e pinpernacolo.

Fynk recupera il Sapientia Maglorum per vedere se al suo interno, tra le figure, ci sia qualcosa di vagamente simile al simbolo. Effettivamente, scopre un’illustrazione che mostra un simbolo del tutto identico, con una figura demoniaca spaventosa che si sta come manifestando al suo interno.

Non riusciamo a capire dove o come potrebbe compiersi il rituale, e trascorriamo la giornata inquieti, brancolando nel buio.
L’unico sospetto fondato che abbiamo e’ che in qualche modo furti ed omicidi siano collegati a noi, per cui al sopraggiungere della sera decidiamo di farci sorvegliare da Galen, per verificare di non essere sonnambuli (o peggio).

Tuttavia, proprio quella notte, il nostro sonno non arriva. Siamo tutti e quattro inquieti, e non riusciamo a chiudere occhio.

Qualcosa di piu’ forte di noi sembra aver preso il controllo delle nostre volonta’. Sentiamo un richiamo forte, fortissimo, provenire dal castello, e non possiamo fare altro che ubbidire a questo istinto.
Fynk recupera il Sapientia Maglorum, e per qualche perversa ragione siamo indotti a credere che sia una cosa sensata portarlo con noi.

Giunti al castello, entriamo senza incontrare anima viva. Nella seconda corte interna, il pozzo al centro mostra tracce di sangue incrostate sul suo bordo. Il pozzo pare profondo, piu’ profondo di quanto le luci incantate di Fynk riescano ad arrivare.

Entriamo in una stanza, spinti sempre da questo nero istinto, e scopriamo un passaggio segreto che porta nei sotterranei del castello.
Proseguiamo in fila indiana nello stretto passaggio, e ci ritroviamo in una stanza in cui scopriamo l’orrore.

Ci sono quattro cadaveri in fondo alla stanza, con le fattezze di Kalin, Leif, Fynk e Simon. Sono appoggiati al muro, hanno un cicatrice aperta sul petto, all’altezza del cuore.

La visione dei nostri stessi corpi e’ terrificante, ci paralizza dal terrore e rivolta i nostri stomaci. Non riusciamo a capacitarci di cosa possa essere successo, e l’orrore che invade la nostra mente ci impedisce di pensare lucidamente.

Sfortunatamente, le brutte notizie non sono ancora finite.

Da una porta della stanza una voce metallica ci chiama. Ci voltiamo, e vediamo quattro cultisti, vestiti in modo identico a quelli trovati nella radura, ed uno, il loro capo presumibilmente, al centro di un cerchio di evocazione (il simbolo visto sulla carta). Una maschera di ferro gli copre il volto, ed impugna un pugnale nella mano sinistra, ed un cuore (quello di Arton) nella destra.

Su un altare, di fronte a lui, un altro cultista giace sdraiato, pronto ad essere sacrificato.
Dietro di lui, qualcosa di ormai fin troppo conosciuto: una porta chiusa.

Ma la cosa piu’ strana e’ che il Sapientia Maglorum, fino ad un attimo fa nelle mani di Fynk, ora e’ sull’altare, a fianco del sacrificio umano.

Il cultista capo si toglie la maschera. Non c’e’ sorpresa nello scoprire che si tratta del Vescovo in persona.

Si rivolge a noi con aria beffarda, chiamandoci “marionette”, e ci informa che il nostro lavoro e’ terminato. Quindi, con una parola arcana da inizio al rituale.

Ed a quel punto si scatena il caos.

Il Sapientia Maglorum si apre ed inizia a sfogliarsi da solo, nella litania di Riprando. Noi prendiamo i sensi (con l’eccezione di Galen), cadiamo a terra, e la nostra coscienza pare essersi trasferita in quelli che fino ad un attimo fa erano i nostri cadaveri appoggiati al muro. La ferita al petto e’ rimarginata, anche se in modo grezzo.

Anche Riprando pare essere sorpreso dalla cosa, ed ordina ai suoi cultisti di ucciderci.

Combattiamo con ferocia, cercando di sopraffare i cultisti prima che il vescovo completi il rituale, ma non ci riusciamo.
Riprando compie il sacrificio, ride in modo sinistro e si getta in mezzo a noi per fare cio’ che i suoi uomini non sono riusciti a fare.

La porta comincia ad aprirsi.
Una mano.
Due mani.
Una testa cornuta enorme.

La creatura, o qualsiasi cosa sia, sta uscendo.

Allertati dai rumori della battaglia, Errico de la Messa e due suoi fidati paladini irrompono nella stanza. La loro reazione e’ grossomodo identica alla nostra: rimangono impietriti dal terrore.

Il demone allunga un braccio ed afferra Riprando.
Il vescovo ride, una risata diabolica.
Una risata che si spegne qualche istante dopo.
La presa del demone fa invecchiare rapidamente il cultista, finche’ ormai vecchio decrepito, svanisce in quella che sembra essere una nuvola di fumo rosso, o vapore di sangue.

Kalin vuole tuffarsi verso il Sapientia Maglorum, ma viene anticipato da Leif che con un balzo affonda la sua arma nel libro arcano.

L’halfling rimane bloccato, indeciso sul da farsi, e nel vedere che la mano del demone si sta avvicinando per afferrarlo non riesce a spostarsi, paralizzato dal terrore.

Con un grido, Leif si frappone fra la mano e Kalin, sferra un colpo d’ascia nel tentativo di dissuadere la creatura infernale, ma viene inesorabilmente afferrato da essa.

Questa scena pare destare Errico dalla trance indotta dalla paura. Il paladino corre al centro della stanza e getta la sua armatura a terra, recitando contemporaneamente un rituale di incredibile potenza, nel tentativo presumiamo di salvare Leif o scacciare la bestia.

Da questo punto in poi non ricordiamo nulla. Perdiamo i sensi, travolti dall’orrore e dalla potenza del rituale di Errico.

L’ultima cosa che vediamo e’ il Sapientia Maglorum, il dannato libro all’origine di tutto questo, sparire in una fiammata.


Ci troviamo tutti quanti sul pontile, quello che ci ha accompagnato nei sogni ogni notte, fino ad ora, e con noi stavolta c’e’ anche Galen.

Una nave, a vele azzurre spiegate, attracca e ci fa salire — tutti tranne Leif.

Per il capitano delle guardie di Codron il destino ha in serbo qualcos’altro. Lo vediamo salire su un nave nera, con vele infuocate e una figura demoniaca sulla polena, ed allontanarsi su di essa fino a svanire all’orizzonte.


Riprendiamo i sensi nell’ospedale di Codron, e riusciamo a capire che siamo stati trasportati qui da un Errico affranto e sconsolato.

Siamo tutti doloranti e ancora debilitati da quanto avvenuto, ma tutto sommato abbiamo poco di cui lamentarci: siamo tutti vivi.

Quasi tutti.

Di Leif, nessuna traccia.

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Alessandro_Master sh0uzama

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